Si chiama test mentale una situazione sperimentale standardizzata che serve da stimolo ad un comportamento. Tale comportamento viene valutato mediante un confronto statistico con quello di altri individui posti nella medesima situazione, il che permette di analizzare il soggetto esaminato sia quantitativamente che qualitativamente.
P. Pichot

Psicodiagnosi

L’esame della personalità, tanto nell’età adulta che nell’età evolutiva, integra il metodo clinico classico, mediante colloqui e osservazione, con il metodo sperimentale tradotto attraverso i test psicologici.

La Psicodiagnosi come fotografia della personalità

Tale combinazione di strumenti consente di raggiungere una fotografia della personalità accurata che è frutto delle deduzioni ottenute attraverso elementi intuitivo-comprensivi che il clinico esperto raccoglie durante l’osservazione ed i colloqui, ma anche grazie alle chiavi di lettura oggettive offerte da test standardizzati e tarati, i cui dati possono essere utilizzati, valutati e criticati anche da esperti di differente formazione teorica.

Un test, infatti, per essere considerato valido deve fornire gli stessi risultati anche se valutato da esaminatori diversi. In caso contrario è inattendibile il test o l’esaminatore. Un cattivo utilizzo dei test o la scarsa esperienza di chi li effettua rende fallibile lo strumento e distorta la valutazione che ne deriva.

L’esperto in psicodiagnosi non è semplicemente un tecnico che conosce la struttura dei test ed è in grado di somministrarli ma deve essere uno specialista con una solida base di conoscenza della clinica e della psicopatologia nell’età adulta e nell’età evolutiva, in grado di dare senso ai dati che emergono dall’intero esame psichico (colloqui e batteria di test) ed eventualmente formulare una diagnosi clinica.

La valutazione psicodiagnostica

Per una accurata valutazione della personalità o esame psichico è necessario procedere ad una raccolta anamnestica completa, ad almeno un colloquio clinico e alla somministrazione di una batteria di test che comprenda:

1. un Test Neuropsicologico: per valutare l’eventuale presenza di alterazioni organiche del Sistema Nervoso Centrale, come il Bender Visual Motor Gestalt Test;

2. un Test di Livello: mediante il quale si valuta il funzionamento cognitivo di un individuo, come le scale Wechsler;

3. un Test di Personalità: per misurare aspetti comportamentali e sovrastrutturali dell’Io, come il MMPI-2 ed il Millon;

4. uno o più Test Proiettivi: forniscono, soprattutto da un punto di vista qualitativo, informazioni approfondite sulla personalità, sulla sfera cognitiva, su quella affettiva e sulla struttura dell’Io. I principali test proiettivi utilizzati sono il Rorschach, il Wartegg, il TAT-CAT, il Disegno della Figura Umana di K. Machover ed i Disegni della Famiglia di Corman e Porot.

Campi di applicazione della psicodiagnosi

Ambito clinico: a fini diagnostici e terapeutici, in corso di psicoterapia e alla fine per valutare l’andamento del percorso terapeutico.

Ambito forense o peritale:

* Penale – per valutare la capacità di intendere e volere o per accertare, qualora necessario, l’idoneità a rendere testimonianza di un soggetto in un processo;

* Civile –  per valutare idoneità e capacità genitoriali in coppie che si contendono i figli minori o nelle adozioni;

* Perizie in ambito minorile – per analizzare lo sviluppo affettivo ed evolutivo del minore o, nelle consulenze per l’affidamento, per accertare i vissuti del minore rispetto alle figure genitoriali.

Ambito del Lavoro: batterie di test specifici psicoattitudinali consentono la valutazione in merito all’idoneità a ricoprire un determinato ruolo lavorativo.

La valutazione neuropsicologica

Psicodiagnosi

L’esame neuropsicologico valuta la presenza di disturbi delle funzioni cognitive e può avere molteplici scopi.

In primo luogo mira a fornire un quadro completo di un paziente, dando informazioni sulle sue abilità cognitive.

In alcuni casi può addirittura essere uno strumento diagnostico indispensabile, come ad esempio nel sospetto di deterioramento cognitivo o in caso di traumi cranici lievi, in cui l’unico elemento a disposizione del medico per la diagnosi è proprio il risultato della valutazione neuropsicologica.

In queste situazioni gli esami neuroradiologici possono essere negativi, ossia normali: è, dunque, la valutazione neuropsicologica a fornire informazioni essenziali per la diagnosi.

Una seconda finalità è di tipo prognostico, fornendo indicazioni sull’esito di alcune patologie, come ad esempio i traumi cranici.

Terza finalità è quella della pianificazione dell’assistenza e degli interventi; al di là della diagnosi, i pazienti e coloro che li assistono devono conoscere in che modo la malattia neurologica ha cambiato il comportamento e quali sono i limiti che ne conseguono nella vita quotidiana.

Da ciò deriva la necessità di valutare l’opportunità di un trattamento e, in caso affermativo, di indirizzare un progetto riabilitativo mirato a ripristinare o sostituire le funzioni deficitarie, individuando contemporaneamente le abilità residue.

Un’ultima ma non meno importante è la finalità legale-assicurativa: in seguito ad un atto criminale, può essere richiesto di accertare se il danno cerebrale abbia contribuito o meno a determinare il comportamento/reato; oppure si può essere chiamati a svolgere un esame neuropsicologico per valutare il grado di invalidità di un paziente o la sua capacità residua di svolgere o meno una determinata attività lavorativa.

Le fasi della valutazione neuropsicologica

Una valutazione neuropsicologica accurata prevede i seguenti passaggi:

1. Colloquio clinico e raccolta dei dati anamnestici, se necessario confronto con i parenti del paziente.

2. Screening generale per identificare gli aspetti cognitivi e le funzioni che meritano un approfondimento.

3. Somministrazione di test neuropsicologici specifici o batteria completa di test.

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